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Gruppi di auto-aiuto con pazienti in percorso post-bariatrico: una proposta di intervento

Gruppi Di Auto-aiuto Con  Pazienti In Percorso Post-bariatrico: Una Proposta Di Intervento

Nel lungo percorso post chirurgico appare importante che il paziente sappia di avere un supporto piscologico, anche di gruppo, per sentire di non essere solo. Oggi appaiono vincenti i gruppi di auto aiuto, in cui vengono inserite persone con lo stesso percorso post operatorio, allo scopo di mostrare ai pazienti che le difficoltà che si stanno vivendo sono condivise anche da altri. Ciò aiuta il paziente a sentirsi più sicuro, a capire che non è anormale, che il percorso di recupero post chirurgico è una difficoltà condivisa. La condivisione di una situazione, di un’emozione, di un pensiero è rassicurante, in particolare in un gruppo in cui mi sento sostenuto dai miei simili, con cui mi identifico. Non tutti i pazienti vogliono partecipare a questi gruppi: ci deve essere una predisposizione del paziente a voler condividere la propria esperienza con qualcun altro. Quindi la loro scelta deve essere assolutamente libera e non forzata. C’è chi per propria storia personale o per estrema riservatezza preferisce percorsi di recupero individuali.

I gruppi di auto-aiuto con il metodo dello psicodramma da me proposto hanno una durata limitata per cui tendenzialmente si propongono 10 incontri mensili, concentrati in un weekend. Tali week end di full immersione consistono in 5 sedute di in ora e mezza ciascuna: tre il sabato pomeriggio, due alla domenica mattina. Si ritiene che per il paziente obeso in recupero post bariatrico sia molto utile, se non vincente, passare dalle abbuffate di cibo a quelle emotive con indirizzo terapeutico, attraverso tali week end di full immersion. Ad ogni incontro mensile si fa partecipare, nella seduta iniziale, il nutrizionista per fare il punto della situazione ed aiutare il paziente nel percorso di rieducazione psicofisico generale. Ma in cosa consistono e in cosa si differenziano i gruppi di psicodramma da quelli psicodinamici classici, ad indirizzo freudiano? Innanzitutto chiariamo il termine Psicodramma, a volte frainteso e fonte di fantasmi angoscianti ed inopportuni. Questa particolare tecnica trova la sua radice – così come l’etimo “dramma” – nel teatro e le sue rappresentazioni. Moreno, psichiatra e pioniere nel campo dei processi di gruppo, ha scoperto negli anni ‘20 l’importanza e l’efficacia, per la persona, della rappresentazione scenica di ciò che vive, ha vissuto e vorrebbe vivere. Tale messa in scena permette di avviare, in un contesto protetto e rassicurante, un dialogo attivo e costruttivo fra i diversi aspetti della propria vita. Successivamente a Moreno, negli anni sessanta, la coppia di psicoanalisti francesi, di formazione lacaniana, Genie e Paul Lemoine, elaborarono e introdussero anche in Italia lo Psicodramma Analitico.

 Lo psicodramma è un metodo d’approccio psicologico, basato essenzialmente sulla ‘messa in azione’ dei contenuti del mondo interno, e consente alla persona di esprimere diverse dimensioni della sua vita e di stabilire dei collegamenti costruttivi fra di esse. Il tratto specifico che caratterizza lo psicodramma analitico rispetto ad altre tecniche di gruppo è lo svilupparsi del discorso del gruppo stesso attraverso la costante dialettica tra due piani: quello dell’espressione verbale e quello della presentificazione drammatica. Tale drammatizzazione di una scena portata da un paziente evoca sentimenti, ricordi, considerazioni, associazioni negli altri componenti del gruppo da cui scaturiranno le scene successive. A differenza dell’interpretazione verbale che spesso, inevitabilmente, tende a rimandare ad una teoria predefinita di riferimento, la scena psicodrammatica come interpretazione rimanda ad una molteplicità di codici non solo teorici (del terapeuta), ma anche personali (dei pazienti, del gruppo) ponendoli talvolta in collegamento, talaltra a confronto, o in antitesi, spingendo ad elaborarli ed integrarli. L’unità strutturale e dinamica evidenziata dal gioco drammatico in cui confluiscono, come tanti elementi parziali, codici verbali, concettuali e ancora codici espressi da sequenze di immagini o di azioni, è chiamata in gergo psicodrammatico il Ruolo. I Ruoli nello psicodramma analitico sono posizioni dell’Io, l’espressione delle relazioni che costituiscono il Sé personale. Nello Psicodramma Analitico si possono rappresentare, come a teatro, scene vissute o sogni. Mettere in scena tali vissuti, rende possibile lo svelamento di rappresentazioni che, al di là delle parole, sono rappresentazioni di cose inscritte nel corpo e nei suoi primi movimenti.  Per animare la scena attraverso il cosiddetto “gioco” viene richiesta anche la partecipazione di altri membri, quali interpreti delle varie parti assegnate dal protagonista stesso.
Nel “qui ed ora” dello svolgersi di una rappresentazione ci sono diverse possibilità di azione che l’animatore può sollecitare nei partecipanti quali le inversioni di ruolo, ovvero occupare il posto dell’altro, o l’assolo che è un monologo con sé stessi relativamente alla scena giocata.

In questo suo procedere evolutivo, attraverso l’integrazione psicodrammatica di mente e corpo, il paziente trova stimoli e conferme nella partecipazione e nell’appoggio degli altri pazienti uniti nello stesso percorso di recupero post-intervento chirurgico. E tutti sappiamo come un gruppo di persone che si trovano insieme per un obiettivo comune, possono raggiungere l’impossibile.

Maurizio Cottone

*Lavoro presentato al XXVII Convegno SICOB, Bologna 27 maggio 2019

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