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La figlia della Stella Polare – Il caso di Maria

La Figlia Della Stella Polare – Il Caso Di Maria

Era la fine dell’inverno e mi trovavo a svolgere colloqui di orientamento presso una scuola media superiore. Maria, che all’epoca aveva 16 anni, giunse puntuale all’appuntamento.
Ebbi l’immagine di un animaletto spaventato che entrava trafelato nella stanza. Ciò suscitò in me una naturale simpatia e l’impegno nel mettere a proprio agio la ragazza. Parlava in maniera concitata e inframmezzava il racconto con abbondanti lacrime. Accennò a una certa difficoltà a concentrarsi nello studio, nonostante fosse una dei migliori studenti della classe.
Maria imputa la difficoltà a concentrarsi nello studio ai modi burberi del padre. Lo definisce “cafone e ignorante” nei confronti suoi e della mamma. Mamma Rachele invece è sempre insoddisfatta. Ha spesso dolori fisici, in particolare alla colonna vertebrale. Noto l’umore depresso della ragazza e lo collego alla qualità scadente della coppia genitoriale. Capisco che ha bisogno di tempo per potersi confidare e la congedo rendendomi disponibile ad altri colloqui.
Dopo qualche settimana Maria chiede espressamente di incominciare una psicoterapia.

Maria è figlia unica e la sua non è stata una bella infanzia. I genitori gestiscono “La Stella Polare”, uno dei tanti alberghi stagionali presenti sulla riviera.
Dice che forse i genitori hanno pure programmato la sua nascita, giusto in tempo per svezzare la figlia e poi dedicarsi all’albergo. La vita di Maria è scandita dai ritmi dell’albergo. L’anno solare è composto da due sole stagioni: quella invernale e quella estiva. In inverno mamma Rachele è anche troppo presente con la sua insoddisfazione per una realtà vissuta come ineluttabile: il matrimonio con la persona sbagliata. Marito e moglie riempiono la desolazione invernale con scontri su qualsiasi argomento. Gli accessi d’ira del padre sono all’ordine del giorno e, solitamente, a rimetterci sono gli oggetti di Maria. Come quando, dopo l’ennesima litigata con la moglie, prese a calci, rompendolo, l’appendipanni a forma di orsetto a cui Maria era tanto affezionata. Mamma e figlia si sostengono a vicenda e si proteggono da questo uomo scorbutico e imprevedibile. Con l’arrivo dell’estate tutta la famiglia si trasferisce in albergo ed è una eccitazione generale. Le tensioni tra i genitori non diminuiscono, tutt’altro, ma sono come giustificate e assorbite dai ritmi frenetici dell’albergo.
Fu così fin dal primo anno di vita di Maria.
I genitori ricavarono uno spazio nella camera d’albergo dove dormivano d’estate, separandolo con una tenda spessa. In quello spazio Maria rimase fino all’età di sette anni. A volte, durante la notte, sentiva la mamma lamentarsi e pensava che il babbo le facesse del male. Maria ricorda il suo girovagare inquieto per l’albergo. Alla domanda di un cliente su chi fosse quella bambina, il padre rispose: “E’ la figlia della Stella Polare!”. La deduzione scherzosa del cliente fu: “Allora la Stella Polare fa i bambini!”.
I vestiti dell’orfanella le stavano proprio bene addosso quando, con l’arrivo delle prime nebbie, nel cortile di casa, rovistava fra i rottami inservibili. Non ha mai avuto molti amici, Maria, solo qualche amica a cui si affezionava troppo e dalla quale veniva puntualmente tradita per un’altra. I maschietti li ha frequentati solo per un breve periodo all’oratorio e spesso li picchiava. Il parroco, senza mezzi termini, le diede della “disadattata”.
L’albergo esiste grazie al nonno paterno, il classico tipo “scarpe grosse e cervello fino”.
Il babbo e la mamma si conobbero in albergo. La mamma era stata assunta come cuoca da questo giovane imprenditore, allora meno instabile ma sempre molto intraprendente. Lo sposò affascinata, forse, più dal suocero, il collante che teneva unite le famiglie. Lui morì un giorno d’estate, in albergo, e fu un subbuglio generale.
Da allora niente fu più come prima. Iniziarono le tensioni tra fratelli, cognate, suocere.
I contrasti tra i genitori aumentarono.
Maria ebbe il menarca abbastanza presto, a undici anni. Rachele “tamponò” la questione sbrigativamente, dicendole: “Sono cose che capitano alle femmine”.
Nella stessa epoca della pubertà Maria scoprì il modo un po’ troppo disinvolto che papà Riccardo aveva nell’avvicinare le cameriere. L’albergo aveva aperto da poco e Riccardo “testava” subito le sue inservienti. Quando una giovane cameriera abbandonò senza spiegazioni il lavoro tutti capirono quello che era successo.
Maria ha iniziato da un paio d’anni il Liceo. L’anno scorso è stata la prima della classe, “l’orgoglio di mamma Rachele”, ma ora sente vacillare qualcosa.
Qualcosa è cambiato.

E’ Aprile quando Maria inizia la psicoterapia.
Dopo una prima fase di colloqui preliminari, dove Maria mostra una notevole determinazione nel volere affrontare un lavoro analitico e una discreta capacità introspettiva, le propongo tre sedute settimanali e l’uso del lettino. Arriverà regolarmente alle sedute. Qualche assenza coinciderà, solitamente, con la ripresa della psicoterapia dopo le interruzioni estive e invernali.
Sarà sempre puntuale.

In classe c’è un tipo che le piace, Ivan, che però và dietro a Livia, la migliore amica di Maria. Livia è molto carina e ci sa fare molto di più coi ragazzi (“ha già scopato”). Quando Ivan e Livia intensificano la frequentazione, Maria incomincia ad essere gelosa di tutti e due. E’ allora che mi “confessa” di avere, dall’estate scorsa, una amicizia particolare con una dipendente dell’albergo, di pochi anni più grande di lei.
Cristina è “un mito”. Ha tutto quello che Maria non trova in sé: la bellezza, la simpatia, la spigliatezza, la femminilità. La paura di Maria è quella di essere omosessuale. Lo avrebbe voluto dire fin dall’inizio ma si vergognava troppo, aveva bisogno di una certa alleanza con me. Con Cristina si sono baciate, anzi no, hanno fatto anche il resto.
Maria non crede di essere omosessuale, ma non si spiega come mai il rapporto con Cristina le sia talmente necessario da renderla così arrendevole alle sue profferte.
Io credo che Maria solleciti in me una funzione di filtro elaborativo, che permetta di suddividere l’energia pulsionale in quantità assorbibili. Mi chiama sulla scena come osservatore discreto, mi “ingaggia” per non cedere alle richieste regressive di un oggetto arcaico, nella speranza che io renda il rapporto con Cristina benefico e strutturante.
Cristina è di un paese del meridione e insieme a Gianni (“Il suo ragazzo, un pirla che lei manovra”), d’estate, lavora nell’albergo. E’ l’inserviente preferita dal padre e questo suscita parecchi interrogativi. Maria nota i grandi sorrisi che il padre lancia a Cristina, la loro complicità dietro il banco della hall (“là dietro lui tocca il culo alle segretarie”). La madre, invece, non sopporta Cristina (“la considera una puttana”).
Per tutta l’estate prosegue il rapporto tra Maria e Cristina.
Però Maria comincia anche a frequentare un ragazzo, con cui fa “petting”:
“Non è che mi piace il corpo di una donna. Per me è uguale.. quando sto con Mirko non è che sto male.. non sento la nostalgia di un corpo femminile.. E’ che Cristina mi manca.. L’anno scorso quando telefonava andavo nel pallone.. Se l’amore è che vorresti stare sempre con una persona, che questa persona ti completa.. allora io amo Cristina.”
La relazione con Cristina sarà il motivo centrale della psicoterapia e rappresenterà un oggetto Sé a cui Maria rimarrà pervicacemente legata per tutto il primo anno.
Cristina, interessandosi a Maria e offrendole amore mediante il corpo, sembra perpetuare la seduzione vissuta dalla paziente nel rapporto con l’oggetto primario. Sembra rappresentare il sostegno e il rifornimento narcisistico che la coppia genitoriale interiorizzata, carente e svalutata, non è in grado di fornire.
Nelle prime fasi della nostra relazione analitica, Cristina sembra rappresentare anche la difficoltà di Maria ad instaurare un transfert positivo nei miei confronti. Io vivrò Cristina come un aspetto di Maria che intrude nella relazione analitica e cerca di distruggerla.

Il primo sogno d’analisi, che la paziente porta in seduta dopo ben cinque mesi, rappresenterà il teatro su cui io e Maria siamo chiamati a confrontarci:

M – Ero con Valéry di Beverly Hills, ci trovavamo in una casa grande, sconosciuta… giravamo per questa casa… entravamo in una stanza dove c’era un pezzo grosso, un mezzo mafioso, che voleva essere servito a tavola… mia mamma porta da mangiare a questo qua che stava seduto

T – Valéry di Beverly Hills?

M – Sì, è uno sceneggiato americano.. Valéry è la protagonista.. E’ molto bella, ma è antipatica a tutti, le danno della puttana.. Suo padre si è sparato perché la violentava.. Lei un giorno gli ha detto: “O la smetti o lo dico alla mamma” e lui si è sparato.. Poi sta’ con un uomo che manovra.. lui fa l’attore e una casa di produzione ha dato a Valéry dei soldi per convincerlo a girare un film a cui lui non vuole partecipare..

Registro i meccanismi di scissione e diniego che la paziente attua nei confronti di un oggetto desiderato e temuto. Sembra che la questione ruoti intorno a una fantasia masturbatoria centrale (lo stupro paterno). Il rapporto con Valery-Cristina sembra avere lo scopo di preservare e difendere Maria dall’angoscia sottesa alla fantasia di un assalto sessuale maschile dalle proporzioni devastanti. Forse tutto ciò permette a Maria di scegliere tra l’essere attiva o passiva nel ruolo sessuale, e le mostra qualcosa che appartiene e al contempo è scisso da lei. All’interno della relazione analitica sembra avere lo scopo di ribaltare un rapporto eterosessuale improntato ad una modalità sadomasochista (padre padrone – madre servile). Contratterò a lungo con Maria, e con me stesso, sul soggetto del film da girare insieme, consapevole di quali siano i limiti contrattuali (mafioso stupratore – attore manipolato).
Accetterò anche l’uso del “tu” nella nostra relazione analitica visto che Maria mi parla da pari a pari:
(sdraiandosi) ” Come è caldo, c’è appena stato qualcuno.. Cri mi dice: “Chissà cosa racconterai al tuo psi., chissà cosa penserà di noi due”.. Ti vorrebbe conoscere, vedere come sei fatto.. (squilla il telefonino) E’ lei.. ci giurerei.. lo fa apposta, lo sa che sono qua..”

Con un acting in (il telefonino lasciato acceso), Maria sembra riattualizzare la sua situazione infantile, quando dormiva nella stanza dei genitori e la sua istintualità veniva messa in gioco, con schermi protettivi inefficaci.
Però la curiosità che la paziente suscita in me, sembra avere anche un altro significato.
Maria attira tutta la mia attenzione sulla sua sessualità. In questo periodo, ai miei silenzi o alle mie allusioni al fatto che è come se avessi davanti a me Cristina, Maria vira bruscamente a parlare dei genitori (“sfigati e inconcludenti”) o dei professori (“deficienti e froci”). Compreso il sottoscritto, ovviamente.
Nel momento in cui io accetto, con me stesso, di essere un oggetto desiderato e temuto, e accetto la paziente come oggetto affettuosamente desiderabile, si verifica un viraggio positivo nella psicoterapia. Maria riduce notevolmente le provocazioni nei miei riguardi.

Dopo il primo anno di psicoterapia, con il consolidamento dell’alleanza terapeutica, il rapporto tra Maria e Cristina sembra cambiare.
Ecco due stralci di seduta a pochi mesi di distanza:

M – Ieri, durante il viaggio in auto la Cri mi ha fatto innervosire.. Lei e Gianni mi hanno riaccompagnato dal loro paese nel meridione a casa per poi ripartire la sera stessa.. Carino, se non fosse che appena mi vedeva scocciata diceva: “Se ti scoccia stare in macchina con noi puoi anche fare l’autostop”.. Una rabbia…

T – Una rabbia…

M – Sì, mi sentivo.. in suo potere.. L’altra volta prima di addormentarmi l’ho chiamata mamma, pensa un po’.. Mi sono stancata, e poi là da lei certe cose non mi andava di farle.. Ieri mangiavamo con Gianni e lei mi fissava, che fastidio.. è molto angosciante, me la sento addosso.. non ne ho più voglia.. Pesta i piedi e ottiene sempre quello che vuole.. e Gianni.. fa sempre quello che vuole lei..

T – Mi chiedo se tu non sia sedotta dalla determinazione di Cristina, dalla sua capacità di manipolare le persone per ottenere il suo scopo

M – Sì, ma non trova tutti pirla come me e Gianni.. Mi sono stancata.. Se uno non la considera fa di tutto per essere considerata..

T – Mi sembra che in questo siete un po’ uguali, anche tu hai paura che se lei si arrabbia poi non ti considera più

M – Però lei è più determinata, io sono più remissiva.. come mia mamma..

T – Lei più determinata, tu più remissiva… forse sei attratta da questo, forse vorresti essere come lei, avere la capacità di prendere e lasciare.. non essere lasciata

M – Faccio fatica a lasciarla… Non c’è al momento la volontà di smettere.

Dopo circa tre mesi, con il ritorno di Cristina in albergo per la ripresa dell’attività estiva:

M – E’ arrivata venerdì, stanotte ho fatto le quattro.. Non c’è più il coinvolgimento che c’era l’anno scorso.. Ieri sera la cosa mi ha dato soddisfazione non perché volessi stare con lei, ma per il mio egocentrismo..

T – Cosa intendi?

M – Sapere di averla a disposizione, una cosa molto.. onnipotente.. Poi mi sono accorta che sono sempre io ad iniziare, lei non ne ha il coraggio, ha paura che io le dica di no..

T – Ti accorgi di non essere solo remissiva. Anche tu come Cristina vuoi controllare l’altra

M – Sì.. Ho fatto un sogno: C’erano due tedesche omosessuali.. erano in albergo e si facevano molto i fatti loro.. Io mi faccio una megacoppa di gelato con le fragole.. passa uno che per sbaglio mi dà una spinta e mi fa cadere.. io incomincio a menarlo di brutto..
Si chiama Simone, ha la mia età, non lo frequento.. andavamo all’oratorio insieme.. Adesso è un tossico.

Questo sogno mi sembra esemplificativo dello stato attuale della paziente, sembra si possano distinguere tre possibili manifestazioni della sessualità:
– omosessuale, rappresentato dalla coppia dichiaratamente omosessuale, che ha già superato i confini (“tedesche”) e verso cui si incominciano a prendere le distanze (“facevano molto i fatti loro”).
– eterosessuale, che irrompe ancora bruscamente perché inserito all’interno di una modalità sadomasochista (“mi dà una spinta e mi fa cadere.. io incomincio a menarlo di brutto”), da cui si mantengono le distanze (“non lo frequento”), perché svalutato e vissuto come pericoloso (“è un tossico”).
– autoerotico, stadio a cui Maria sembra fissata (“megacoppa di gelato con le fragole”), anche se sembra conquistare una immagine più unitaria del proprio schema corporeo (l’uso del pronome io), dove le fragole sembrano rappresentare organi genitali indifferenziati a cui non si intende rinunciare (“passa uno che per sbaglio mi dà una spinta e mi fa cadere”) se non reagendo con modalità falliche (“io comincio a menarlo di brutto”).

Con la possibilità di scegliere tra un ruolo sessuale attivo o passivo, ad un maggiore riconoscimento dell’altro, si verifica un viraggio nella psicoterapia.
Maria sembra strutturarsi in maniera differente.
Compare un transfert prevalentemente paterno e contenuti francamente edipici: Maria ha fantasie sul mio stato civile, sogna lo studio occupato da altri pazienti durante le sue ore, stringe amicizia con una giovane insegnante di Italiano che le confida di avermi conosciuto ai tempi dell’adolescenza.
Il rapporto con Cristina viene ad assumere coloriture diverse.
Nonostante le negazioni del significato transferale della relazione con me, Maria incomincia a riprendersi le idealizzazioni messe in Cristina, a “sgomitare” con le rivali edipiche.

E’ la fine dell’estate, Maria è sempre più consapevole che la relazione con Cristina rappresenta una fuga dai fantasmi paterni, probabilmente non affrontati, a suo tempo, neppure da mamma Rachele. Incomincia ad essere sempre più disinvolta nel descrivermi la fantasia sottesa agli approcci sessuali con Cristina:
“Cri si diverte a prendermi da dietro e a dire: “Adesso ti violento”.. Oppure a me piace fare la verginella portata sulla strada del peccato da un lestofante.. (dopo qualche minuto di silenzio) Cri ieri mi ha detto: “Non ti preoccupare, se a tuo padre piace qualcuna, a me lo viene a dire..” (dopo qualche minuto di silenzio) Mi è venuto mal di testa..”

Alla ripresa dell’anno scolastico Maria conosce un ragazzo, di due anni più grande di lei. Inizia una relazione che col tempo viene a stabilizzarsi, nonostante sia messa a dura prova dai sentimenti di inadeguatezza della ragazza. Luca è “di buona famiglia”, il padre è medico e lui è destinato a seguire le orme paterne. I ragazzi si presentano alle rispettive famiglie. Con l’ufficializzazione del rapporto, Maria cerca di chiudere con Cristina e coglie come occasione un viaggio a Londra (“La città delle omosessuali”), progettato l’anno prima. Contemporaneamente comincia a fare fantasie sulla “prima volta” cercando, inutilmente, alleanza e sostegno in Rachele:

M – Sono tornata ieri da Londra, ieri sera sono uscita con Luca, eravamo tutti e due contenti di rivederci, poi mi ha lasciato un SMS dove diceva di essere dispiaciuto che non l’avessi chiamato da Londra..

T – E come mai?

M – Cri mi avrebbe tenuto il muso.. però mi sono accorta che quando Cri mi voleva baciare in pubblico io non volevo.. poi mi ha portato in un posto per sole donne.. uno schifo.. Ho sbagliato a non chiamare Luca.. Comunque con Cristina ci sono stata giusto l’ultima sera.. Mi sono sentita molto forzata alla fine.. Non è che stessi male.. Dopo una sensazione strana.. misto di sottomissione.. Come se mi sentissi appagata di essere sottomessa.. Una cosa molto masochista.. come mia mamma.. Se me la immagino con mio padre la immagino.. svogliata.. Lei lo descrive sempre come una cosa pesante.. Una volta guardavo uno e le ho detto: “Se lo prendo gli faccio un bel lavoretto” e lei a dirmi: “Non credere sia un granché”.. Pensa che l’unica persona che non mi ha chiesto se avevo chiamato Luca è stata mia mamma!.. Perfino mio padre me lo ha chiesto!..

T – Sembra che il rapporto sessuale venga visto come qualcosa di estremamente squallido, passivizzante, deprimente. Mi colpisce che ti immagini tua mamma che può avere solo rapporti dove si provoca piacere all’altro, ci si esclude dal proprio piacere. Una cosa un po’.. masochista

M – Con Cristina ho un rapporto talmente strano.. Non so come farlo finire.. è come se avessi fatto un transfert da mia mamma alla Cristina..

T – E’ più difficile vivere un transfert positivo nei confronti di un uomo

M – Non so come dirlo a Luca.. mi riesce difficile dire: Scusa, ho sbagliato..

Maria si accorge di come il rapporto con Cristina non abbia conservato nulla delle caratteristiche iniziali. Se il rapporto con Cristina era incominciato come la ricerca infantile di accoglimento e carezze diffuse, ora Maria sente, sempre più forte, l’odore acre del gelido rapporto perverso. In questa fase della psicoterapia mi sorprenderò nel trovare, in me stesso, una benevolenza paterna sconosciuta, una comprensione e una fiducia nei confronti di una ragazza dal potenziale sessuale dirompente.
Il rapporto col padre migliora, quello con Luca sembra tenere nonostante le partite a tennis dove discutono su ogni punto. Maria incomincia a comprare riviste contenenti le “Regole per conquistare un uomo” e i “Consigli per affrontare la vostra prima volta”:

M – Luca è molto egoista.. Sabato stavamo insieme, poi quando ha avuto il suo piacere si è alzato dal letto..

T – E a te non pensa?

M – Non è che non ci pensa, ci pensa anche troppo.. Vorrebbe andare oltre, ma io mi blocco.. Poi mi ha portato in un locale.. c’era Maurice (io mi chiamo Maurizio) un DJ, un mezzo travestito, pensa che va’ in giro con un serpente intorno al collo.. Il WWF dovrebbe denunciarlo.. Se non mi avesse fatto schifo glielo avrei tolto quel serpente..

T – Sembra che la paura sia quella della biscia e allora vorresti prendere Luca e Maurice.. a serpenti in faccia
M – Con Mirko non era così, forse perché la cosa era più a livello di gioco.. lui lo riuscivo a tenere a bada perché non mi interessava come persona.. (dopo qualche minuto di silenzio) Poi mia mamma.. l’altra volta le dicevo “pensa che bello, la mamma della Sara l’ha accompagnata dal ginecologo a mettere la spirale” e lei “ma di AIDS si muore!”.. Non vuole che io cresca, pensa che quando ero piccola una sua amica le diceva: “Quando Maria avrà vent’anni non ti guarderà più in faccia” e lei sempre a ripeterlo.. (dopo qualche minuto di silenzio) C’è una cosa che è successa quando sono stata con Mirko.. te l’avrei voluta dire ma mi vergognavo troppo.. Sono stata dalla ginecologa che era preoccupata più di me.. mi aveva parlato di piattole.. Mi sono sempre vergognata di dirtelo.. Lui l’ho pure rivisto ma non ho provato qualcosa di astioso..

T – Ciò conferma la visione che hai del mondo maschile, un mondo pericoloso.. che contagia.. forse è la visione che avevi anche di me.. forse è per questo che non me ne hai parlato.. non si era creato tra noi quel rapporto di fiducia che è presente adesso

M – Poi mia mamma.. sempre a ricordarmelo..

Maria, attraverso identificazioni proiettive, sembra mettere nella ginecologa e nella madre le grandi preoccupazioni che vive nell’avvicinarsi al primo rapporto sessuale, nel pensare alla deflorazione, vissuta come “dissanguamento”.
Maria e Luca hanno discussioni sempre più accese fino a che interrompono la relazione. Contemporaneamente Rachele compie enormi pressioni sulla figlia perché interrompa la psicoterapia. Attraversiamo un periodo molto difficile fino a quando Maria, attraverso un atto mancato, fa trovare a Rachele una delle lettere più compromettenti scrittele da Cristina, il cui destino sarà l’esilio. Ora è necessario che Maria si faccia “curare”.
Maria ha già individuato l’oggetto del suo desiderio. Mimmo le piace da un pezzo, è il bello del gruppo, è più grande di lei e sta da sei anni con Gio, anche se le sue scappatelle le ha sempre avute. E poi la Gio se lo merita, a lei basta che ci sia l’ufficialità della coppia. Sa che Mimmo piace ma lascia fare, tanto “poi sempre all’ovile torna”.

La “prima volta” ha come conseguenza l’esclusione di Maria dagli inviti a cena che Gio rivolgerà al gruppo e il nuovo tentativo di Rachele di escludere la figlia dalla relazione analitica:

M – La Gio lo ha saputo.. non mi vuole più parlare.. Quando loro fanno le cose non mi chiamano più..

T – Questa situazione mi sembra un po’ speculare a quella di tua mamma, che ricomincia a fare le storie perché vieni qua.. così come Gio ti esclude dal rapporto con Mimmo, tua madre cerca di escluderti dal rapporto con una figura paterna.. anche il rapporto con Cristina, sotto questa ottica, assume un aspetto diverso. Lei era la dipendente preferita di tuo padre e lui di solito con quelle che gli piacciono fa i suoi approcci..

M – Ma succede a tutti.. il complesso di Edipo?.. (dopo qualche minuto di silenzio) Non capisco come mio padre non abbia messo ancora le mani addosso a me (piange).. Non è mai stato un padre possessivo, geloso.. E mia mamma è quasi contenta, come a dire :”Hai visto che padre che hai?.. Scegli me!”.. (dopo qualche minuto di silenzio) Comunque la Gio è talmente convinta di Mimmo che è difficile entrarci in competizione.. io non ho niente da invidiarle.. tranne Mimmo.. Lui è stato molto affettuoso.. è stato bello farlo per la prima volta con lui.. Sento che avrei bisogno di una persona vicino così.. A pensarci bene mi sembra che in due anni con Cri non ho mai sentito una cosa così.. Lei faceva la donna e voleva che io facessi l’ibrido.. Mi sono stancata di fare l’ibrido!.. Con Mimmo invece.. in ogni suo abbraccio.. Lui in quel momento mi dava un certo senso di protezione, molto spontaneo.. Con Cri era come se l’affetto fosse messo da parte.. Mi lascia un po’ perplessa questa cosa.. Mi sembra strano avere scoperto qualcosa che credevo non mi mancasse.. Questo mancava..

T – Cosa intendi per ibrido?

M – Una cosa insignificante.. né carne né pesce.. Una specie di ragazzo con le tette..

Sembra che il rapporto con Cristina, iniziato come il rapporto tra una madre e il suo bambino maschio, sia evoluto. Maria non accetta di essere un uomo castrato e incomincia a desiderare ciò che le manca. La scelta di avere il primo rapporto sessuale con un ragazzo più grande di lei, fidanzato, che “poi all’ovile torna”, sembra avere il significato di azione di prova. Sembra difenderla dalla messa in atto di fantasie incestuose che assumerebbero un effetto troppo pericoloso. Sembra riconciliarla con la figura di un padre inaccessibile, ancora troppo carico di rabbia.
Ricompare Luca, attraverso SMS dichiara sempre più esplicitamente a Maria la stima e il desiderio che prova nei suoi confronti. Riallacciano la relazione. Maria si sente pronta per un rapporto più impegnativo e coinvolgente, ma prima deve affrontare Rachele:

M – In questi giorni pensavo a tante cose.. a quando sono andata in vacanza con i miei ed è venuta pure la Cri con noi.. Mamma mi disse “Perché invece di bere dal mio bicchiere bevi dal suo?”.. Oggi usava il mio deodorante stick, quello con la pallina, mi ha dato fastidio.. c’è rimasta male e mi ha detto “Ma sei mia figlia!”.. Lascia sempre aperte le porte dei bagni, mio padre giustamente si lamenta.. Va’ sempre in giro per casa in mutande, è ora di smetterla!.. Fino a due anni fa di sera andavo a parlare di me nel suo letto e poi mi addormentavo là, con mio padre che andava a dormire nel mio.. Poi pensavo al suo modo di vestire, è sempre vestita bene, però in modo classico.. E stì capelli finto biondo, lei è castana! Io sono bionda naturale!.. Ho trovato delle foto di quando era ragazzina, atroci!.. Sempre con la sottana fino ai piedi, un po’ me l’ha inculcata questa cosa.. di occultare la mia femminilità.. Quando sono andata a teatro con Luca ho comprato una sottoveste di seta.. ha fatto il diavolo a quattro, poi per non buttarla sul fatto morale l’ha buttata su quello economico..

T – Un po’ come fa con la tua analisi

M – Sì.. Lei si trucca pochissimo e quindi anche io mi trucco poco.. e se mi trucco troppo il sabato sera sono urla!.. Quando ero più piccola giocavo anche a calcio, ero molto mascolina.. però per lei quello fu il mio periodo migliore perché aveva la sua piccolina da coccolare.. Se penso a questa cosa mi viene da odiarla.. Si è aggrappata a me!.. Mi vuole far diventare come le professoresse zitelle che abitano coi genitori, trovando la scusa che sono vecchi, per vivere una sessualità incerta!

Il ritratto della madre, che emerge dai racconti di Maria, è quello di una donna che vive con particolare difficoltà, e con l’impiego di scissioni e negazioni, la separazione dalla propria figlia. Una madre depressa, che attraverso la depressione rende la figlia inerme e le impedisce di separarsi da lei. Una madre che seduce Maria, mostrando il corpo e offrendo amore mediante esso, come surrogato della sua incapacità empatica, nell’illusione di avere un partner sessuale speculare rispetto all’immagine fallica di sé.
Dopo qualche settimana Maria decide di fare l’amore con Luca.
E’ sabato sera e si sta truccando per uscire:
“Entra mia mamma e mi dice: “Dove vai conciata come una puttana?”.. Non ci ho visto più, le ho risposto: “Vado in camera tua a prendere il mio deodorante!.. Poi le ho detto: “Non lo sai che è una cosa intima? Tu ti tieni le tue cose e io le mie!” Si è messa a piangere.. una rabbia.. Poi si è messa a urlare: “Lo so di chi è la colpa.. di quel cretino di tuo padre!.. Tale padre tale figlia!” Le ho mangiato la faccia: “Prima di parlare con me ti devi sciacquare la bocca!.. Stai insultando mio padre!”.. Allora si è fatta venire mal di schiena e si è sdraiata sul letto.. Il bello è che ha suonato Luca, ho aperto, e passando per la sua camera non l’ho più vista. Poi la trovo nascosta dietro una tenda, uno spavento, sembrava un fantasma.. Mentre andavo via in macchina con Luca l’ho vista affacciata alla finestra.. una faccia.. che brutta che era.. ”

Maria non accetta più di essere gruccia, bastone, sostegno della madre. Non accetta più la collusione contro il padre. Prende le distanze da un oggetto vissuto come scadente. Riconosce in sé una femminilità rigogliosa. Si allontana dalla madre sfiorita, appassita, depressa. Si orienta verso un oggetto vissuto come più vitale e desiderabile.
Maria attraverserà un periodo di leggera depressione, che accompagnerà la riapertura dell’albergo per la stagione estiva: la prima senza Cristina. Si accorgerà della gelosia che prova per questo albergo e per le cameriere che attirano l’attenzione dei genitori, come fossero altrettante sorelle più interessanti. Si ricorda di quando il padre la presentava ai clienti come la figlia dell’ albergo e le sembra che questo albergo, più che un padre suo, sia il padre dei suoi genitori. Un padre morto.
Un fantasma.

Estate. Il rapporto con Luca procede, anche se con difficoltà. A volte, quando hanno rapporti sessuali, Maria si blocca o non prova l’orgasmo e Luca sembra essere poco comprensivo. Maria si accorge che la imbarazza parlarmi dei rapporti sessuali che ha con Luca, mentre questo non le accadeva quando mi parlava di Cristina. Quando programma le vacanze estive con Luca fa un sogno: sta con lui a Parigi, ma si sente a disagio perché non conosce il luogo, non si è portata la cartina della città e là non sa dove comprarla. Dice che le sembra “molto metaforico” questo sogno. Lei ha sempre fatto il navigatore per gli altri e ora, in un percorso nuovo, si sente a disagio. Non sarebbe così a Londra, la conosce a menadito, ma quella è la città delle omosessuali, mentre Parigi è la città degli innamorati.

Questa giovane ragazza passerà lunghi periodi a esplorare l’universo maschile, ad attuare una revisione della sessualità maschile dell’oggetto paterno. Si chiederà quale siano i gusti, il modo di pensare e di sentire di un essere a cui si avvicina come fosse un marziano. Io, giovane psicoterapeuta, controtransferalmente non sarò immune dal complesso di Pigmalione. Mi troverò, in seduta, a fare fantasie su come possa essere vivere con una ragazza che si sta trasformando in donna, trascorrere i giorni insieme ad una persona dall’intelligenza così vivace. Alla luce di queste riflessioni, sarà sempre più chiaro, anche a Maria, il ruolo giocato da Cristina all’interno della nostra relazione analitica. Maria si accorgerà di come, a volte, cercherà intenzionalmente Cristina, e porterà in analisi dei suoi tratti castranti. Solitamente ciò avverrà alla ripresa delle sedute, anche dopo brevi periodi di interruzione, in forma punitiva, distruttiva, come a rappresentare l’enorme rabbia per il tradimento delle sue aspettative.

Maria andrà a Parigi veramente, ma con Fabio, un suo compagno di classe. Lascerà Luca, dal quale le sembra non avere ricevuto quella comprensione di cui aveva bisogno. Con Fabio ora è nato qualcosa di più, si sente molto capita. Lui è sensibile ed hanno molti interessi in comune, compresa la passione per le canzoni di Carmen Consoli:
” Io e Fabio ci siamo baciati, è stata una cosa molto.. spontanea.. Un bacio lungo, è stata una cosa molto.. coinvolgente.. Poi da un po’ di giorni mi torna sempre in mente un ritornello di Carmen.. dice: “E’ il momento di svegliarmi, è il momento di rinascere.. Sento addosso le tue mani ed è un caldo richiamo.. perché ho bisogno di svegliarmi, prendermi cura di te.. Ritorno alla vita..” E’ un po’ come mi sento io in questo periodo.. Rinascere.. E’ come se avessi ricevuto il primo vero bacio della mia vita..”

Maria sembra svegliata dal sonno narcisistico che l’aveva spinta nell’abbraccio, prima accogliente, poi sempre più mortifero di Cristina.

E’ una nuova estate e la Riviera si risveglia dal torpore invernale. L’albergo riapre i battenti con le storie di sempre. Maria rimane concentrata nello studio per l’esame di Maturità. All’Università dopo la scontata infatuazione per Psicologia decide di iscriversi ad Ingegneria.
L’esame di Maturità verrà superato brillantemente, col massimo dei voti. Con la fine del Liceo e la logica scelta di iscriversi all’Università l’analisi giunge alla sua conclusione.
Dopo l’interruzione estiva ci rivediamo per l’ultimo mese di psicoterapia.
All’ultimo incontro siamo entrambi emozionati e Maria spende anche qualche lacrima, poi, come regalo, mi porta l’ultimo sogno:
“Devo andare alla stazione, là ho l’appuntamento con qualcuno.. forse Fabio.. Mi trovo come a un bivio: da una parte c’è un negozio di parrucchiera da dove escono tutte “punk” tipo Cristina, dall’altra un negozio di parrucchiera da dove escono tutte finte bionde come mia mamma.. Non so in quale entrare, poi penso che sto bene così come sono e che se non mi sbrigo perdo il treno.”
Decidiamo di rivederci da lì ad un anno per osservare il suo inserimento nell’ambiente universitario. L’accompagno alla porta e noto quanto sia cresciuta questa ragazza conosciuta tre anni e mezzo prima. Ci salutiamo con affetto e reciproca stima.

Dopo un anno, puntuale, mi telefona e prende l’appuntamento. La trovo vestita con una certa cura anche se gli stivaletti alla moda con una punta decisamente aggressiva sembrano mascherare ancora certe fragilità. L’inserimento nell’ambiente universitario è avvenuto brillantemente. Vive stabilmente dove frequenta l’università, rientrando qualche volta al suo paese per il fine settimana. Riccardo è più tranquillo e Rachele meno invadente. Ha sentito una volta Cristina. Lei ha compiuto la sua scelta: ha lasciato Gianni, è andata a lavorare a Londra e si è messa ufficialmente con una ragazza. Maria e Fabio stanno ancora insieme, anche se hanno problemi soprattutto sul fronte sessuale. Fabio, a volte, non ha l’erezione e imputa questo all’inibizione che gli provocano i modi un po’ troppo spicci di Maria.
Si dice ormai certa di non essere omosessuale ma si chiede, con qualche amarezza, se potrà mai avere una relazione stabile con un uomo.
Le dico che per tre anni e mezzo la ha avuta, quindi, ora è in grado di proseguire per questa strada. Comprendo che è una strada nuova, imboccata da poco, si tratta di continuare la ricerca…

di Maurizio Cottone, estratto da “Il caso di Maria”, in Adolescenza e Psicoanalisi, 2002 , Magi Edizioni, Roma  

Ps. Per motivi di privacy i dati personali e biografici dei pazienti sono stati modificati


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