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Cinema e Psicoanalisi – I segreti di Brokeback mountain

Cinema E Psicoanalisi – I Segreti Di Brokeback Mountain

Vincitore del Leone d’Oro al Festival di Venezia 2005, sul film si era già tanto detto e scritto, ancora prima che uscisse nelle sale. Chi ebbe il privilegio di vederlo in anteprima a Venezia, in versione originale, avrà notato come, nel doppiaggio italiano, vada indubbiamente perduta la sonorità, differente e caratteristica, dello slang dei due cowboy, interpretati dai bravissimi Heath Ledger e Jake Gyllenhaal – strepitoso il timbro cavernicolo del rude Ledger -.
Timbro di voce e slang sono due degli elementi a cui Lee ha dedicato attenzione particolare, proprio perché rappresentativi di una cultura “western” ferma all’epopea del passato, figlia della terra e legata alla conquista della frontiera. Cultura western attualmente svuotata di ogni contenuto e resa macchietta da obesi imprenditori alla JR (ben caratterizzati nel film dal suocero di Gyllenhaal), che trascorrono il tempo a contare i soldi, bere birra e fumare sigaroni, sul sottofondo dell’immancabile musica country.
Questo sottolineare l’immobilità storica e sociale del West nell’arco dei trent’anni in cui la storia si sviluppa, ha finito per rendere “I segreti di Brokeback Mountain” qualcosa di molto diverso e di molto più interessante di un semplice western gay.
Ang Lee riprende un racconto di Annie Proulx pubblicato sul The New Yorker del 13 ottobre 1997.
La vicenda dei cowboys Ennis e Jack, riuniti dal caso a sorvegliare le pecore sui pascoli alti dell’ Utah e travolti da un’ attrazione fatale, è la cronaca di un amore, narrata dalla Proulx con trepido pudore. Anche nel film di Lee, Ennis e Jack passano a vie di fatto quando il freddo li costringe a pernottare nella stessa tenda, favorendo il contatto tra i loro giovani corpi. Nonostante il reciproco impegno a non vedersi più la relazione si prolunga indefinitamente e attraversa i rispettivi infelici matrimoni.
Ennis sposerà la ragazza conosciuta da sempre, che scoprirà inorridita la tresca tra i due; Jack sposerà la reginetta del rodeo, figlia del cafone arricchito di turno, più preoccupata dall’azienda di famiglia, che dalle inquietudini del marito. Fingendo di andare a pesca, i due amanti tornano, due volte l’anno, sul Brokeback mountain, consapevoli che non durerà. Invece la relazione clandestina proseguirà per trent’anni, fino al tragico epilogo.
La struttura drammaturgica del film è quella di una love-story in piena regola, dove agiscono l’antitesi tra passione e routine coniugale, pubblico e privato, fedeltà e tradimento, struttura che funzionerebbe altrettanto bene, se gli amanti fossero un uomo e una donna.
Il prodotto è un film scritto benissimo, dove poesia e melodramma s’intrecciano con una sensibilità che non rifiuta, ma trascende l’elemento gay. Lee ha dichiarato di avere sfruttato l’imbarazzo reale dei due protagonisti e ha fatto ripetere ben tredici volte la scena erotica fra Gyllenhaal e Ledger.
Sullo schermo, la celebre scena, risulta forte ed esplicita, anche se l’interesse di Lee sembra essere altrove: valorizzare il magnifico paesaggio, quasi un impossibile paradiso sentimentale e trattare, attraverso la fisicità “iconografica” dei due splendidi protagonisti, la fine del mito della frontiera.
“I segreti di Brokeback Mountain” è un film sull’amore per la tradizione genitoriale. Gyllenhaal-Jack è innamorato di un padre rifiutante e vorrebbe portare Ledger a vivere nel ranch di famiglia, per coltivare la terra ed allevare il bestiame. Ledger-Ennis ha perso i genitori, uccisi dall’industrializzazione, dalla civilizzazione della terra.
Ennis, come il padre di Jack, è un uomo chiuso, rude, legato alla terra. Egli ha un interdetto: l’omosessualità è una devianza, è il segno di un fallimento e deve essere estirpata. In effetti tutta la vita di Ennis è un fallimento, causato dalla propria autodistruttività, dalla non accettazione della propria omosessualità. Egli, con la propria ombrosa ruvidità, è il vero protagonista del film, il rappresentante di quel ‘fragile machismo’ tipico dei rudi cowboy del selvaggio west. Ennis è il rappresentante di un maschio in estinzione, di un’epopea sorpassata e distrutta dall’avvento delle macchine.
In definitiva “I segreti di Brokeback Mountain” è un film di impianto narrativo classico, ha una storia importante, scritta benissimo e interpretata ancora meglio da due attori in stato di grazia.

di Maurizio Cottone

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