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Maledetti vi amerò – Il caso di Marco

Maledetti Vi Amerò – Il Caso Di Marco

Marco, 24 anni, proviene da un’altra città romagnola e sta terminando l’ Università a Rimini. Si è trasferito stabilmente qualche anno fa e, nonostante la sua città d’origine sia soltanto ad un’ora di treno, ritorna raramente a casa. Ha iniziato la psicoterapia da sei mesi, dopo una serie di colloqui preliminari svolti a luglio, qualche settimana dopo la sua richiesta telefonica. Durante i colloqui preliminari, il paziente riferisce di attacchi di panico, verificatisi per lo più durante il soggiorno straniero e presenta in maniera evidente, un’ansia generalizzata che spesso si tramuta in angoscia, manifestandosi attraverso sentimenti d’inadeguatezza accentuati da auto rimproveri e autoaccuse. Non credo che quelli che il paziente definisce ‘attacchi di panico’ siano tali, non presentandosi, o per lo meno non essendosi mai presentati da quando io lo seguo, i sintomi caratteristici della malattia. Credo piuttosto che il paziente ponga l’accento sul panico, conseguente ad un innalzamento del livello d’angoscia, che a volte lo attanaglia nell’affrontare la realtà, il quotidiano. Appare presente una forte quota d’onnipotenza e l’estrema difficoltà ad accettare la realtà così com’è, con le varie prove da superare e la necessaria adeguata preparazione alle stesse attraverso il dolore e la fatica. Alla conclusione dei colloqui preliminari propongo al paziente tre sedute settimanali e l’uso del divano. Il paziente accetta di buon grado la proposta salvo poi, dopo la prima seduta, chiedere di potere proseguire sulla poltrona. Così avverrà, ma rimarrà, verbalizzato,  il proposito reciproco di passare al divano, quando entrambi riterremo opportuna questa possibilità. Nel mese precedente l’interruzione estiva, il paziente presentava una notevole determinazione ad iniziare un lavoro psicoterapeutico e un forte bisogno d’accettazione.

Il paziente è il figlio maggiore di due, il secondogenito è pure di sesso maschile e di tre anni più piccolo. Nei confronti del fratello Marco sembra presentare una certa ambivalenza definendolo a volte ‘un po’ fesso, devo sempre insegnargli io le cose’ altre volte ‘estroverso, simpatico, non chiuso e scorbutico come me’. I genitori sono relativamente giovani (50 anni c.a.). Il padre è un libero professionista affermato; la madre svolge la stessa professione e lavora insieme al marito, anche se non è chiaro se le sue mansioni vadano oltre a quelle di segretaria. Marco riferisce di contrasti sempre presenti tra i genitori e del suo essersi sentito in dovere, fin da bambino, di prendere le difese della madre vissuta come soggetto debole. Riferisce di un’accesa rivalità tra il padre e il gruppo parentale della madre, rivalità manifestata in particolare nei confronti del nonno materno, capostipite vecchio stampo, con un forte carattere e una certa posizione sociale. Il paziente ricorda con profondo dolore la scomparsa del nonno e vive quel tragico evento come spartiacque tra il mondo idealizzato dell’infanzia e quello faticoso dell’adolescenza. All’inizio della psicoterapia i rapporti con il padre sono pressoché nulli e quelli con la madre, con la quale il paziente s’identifica, sono improntati ad una forte svalutazione.
Definisce il padre severo, autoritario, ottuso; la madre debole, depressa, angosciante. Nel corso dei mesi i rapporti tra il paziente e il padre migliorano, così come migliora la fiducia di Marco nelle proprie capacità. La conflittualità paterna porta comunque il paziente a vivere con difficoltà i rapporti con le figure maschili, in particolare con quelle istituzionalmente riconosciute.
Marco stà preparando una tesi di Laurea, ma si vede costretto a cambiare il relatore (“la chiederò alla professoressa del primo anno”, dice) perché cacciato in malo modo a causa della presentazione di una bozza costituita da vari articoli copiati di sana pianta da Internet (“si è accorto che avevo effettuato molti copia e incolla, ma era una bozza, volevo capire se andava bene questa traccia”). Questa tendenza masochista e regressiva lo ha condotto, prima di cominciare la psicoterapia, a decidere di non vivere più in appartamento con i compagni degli anni precedenti, considerati troppo ‘casinari’, ma scegliere una stanza angusta in un grande appartamento occupato da tre ragazze: “sono finito dalla padella nella brace, fanno sempre feste e festini coi corteggiatori di turno, per non parlare di quando qualcuno di questi rimane anche a dormire”. Quanto all’approccio che vive verso la sua passione sportiva, la pallanuoto, così si esprime: “quando ero piccolo, a Ravenna, ero il migliore della squadra, l’allenatore stravedeva per me, mi incitava. Poi ho abbandonato tutto, dovevo allenarmi troppe ore il giorno, volevo anche frequentare le ragazze. Ora a Rimini ho contattato la squadra locale, partecipo agli allenamenti, ma ci vado poco, non ho più il fiato, ho perso le capacità. L’allenatore non mi piace, vuole decidere tutto lui, allena in acqua ed è anche il capitano giocatore della squadra”. Marco, nel corso dei mesi, parteciperà più assiduamente agli allenamenti fino a vedersi affidata, dal suo allenatore, la conduzione della squadra juniores. Con le ragazze, il rapporto è sempre improntato ad un coinvolgimento eccessivo, al tentativo fallimentare di ricreare quella relazione fusionale, evidentemente idealizzata, che il paziente bambino intratteneva con la madre. Marco è un ragazzo carino e sensibile ed evidentemente non gli riesce difficile fare innamorare le ragazze, ma poi le tormenta con richieste eccessive, assolutamente non tollerando la presenza di un inevitabile terzo elemento nel rapporto. Il risultato è che il paziente è regolarmente lasciato, confermandosi nel ruolo di ‘vittima’ e così razionalizzando la sfiducia nei confronti del prossimo e del rapporto di coppia in particolare. Oltretutto, sempre nel corso della psicoterapia, accade un avvenimento eccezionale: la madre comunica a tutta la famiglia di avere un altro uomo e lascia il padre. La sensazione è che già da tempo i coniugi avevano altri partners e aspettavano solo il momento giusto per comunicare la loro decisione di separarsi a Marco, considerato l’anello debole della catena. Il paziente accoglie la comunicazione quasi come una liberazione dal ruolo in cui fu messo dai familiari e che aveva accettato di buon grado, ma è ovvio che l’angoscia di separazione, sempre presente, ora risulti molto più condizionata dalle variazioni del setting psicoterapeutico.
La psicoterapia subisce un’interruzione il 12 Febbraio avendo io stabilito, con netto anticipo, due settimane di ferie per la seconda metà di Febbraio: comunicazione effettuata al paziente a fine Novembre insieme con quella concernente le festività natalizie. La settimana precedente l’interruzione Marco incomincia a manifestare il suo dissenso per la sospensione. Ciò è accentuato dal suo volere andare con lo zio materno una settimana in montagna ma non potere farlo in coincidenza delle mie due settimane d’assenza per problemi lavorativi del parente. Oltre a ciò si aggiunga che il paziente ha appena superato il penultimo esame e avrà il successivo, e ultimo esame del Corso di Laurea, la settimana seguente, un giorno dopo l’interruzione analitica. Ritengo che il vuoto che si verrà a creare nelle due settimane di mia assenza sarà importante per il paziente, che appare incapace, causa una passività di fondo, a gestire autonomamente il suo ‘sciare’ in quel periodo. Marco appare genuinamente dispiaciuto nel non potere conciliare due volontà differenti (la mia e quella dello zio materno) e io ripenso al suo dolore, con relativo senso di colpa, nel non essere riuscito, lui bambino, a fare andare d’accordo i genitori. Il paziente andrà in montagna per una settimana il 1° Marzo, quando io riprenderò l’attività lavorativa. Gli ultimi incontri vengono, in parte, occupati dalla querelle sul ‘dover’ pagare sedute analitiche di cui non si usufruisce. Il paziente, spalleggiato dallo zio, insiste con garbo, sul punto controverso. Io, con garbo, rimango irremovibile.

8 Marzo
Marco entra in studio visibilmente contrariato.
P: L’esame non è andato bene.
Si riferisce all’Esame Universitario sostenuto il giorno dopo l’interruzione analitica.
Mi chiedo quanto possa avere influito la rabbia per l’interruzione analitica sull’esito dell’Esame, seppure il paziente, onnipotentemente, confidava di preparare lo stesso in soli cinque giorni.
Osservo Marco chiuso in un mutismo rabbioso e decido di intervenire.
A: Deve avere trascorso due settimane molto difficili: l’esame andato male, la mia assenza, il dovere attendere lo zio per la vacanza in montagna.
P: A me le attese snervano.. stavo male ovunque.. in montagna però sono stato bene, a me piace molto sciare.. adesso qua, a Rimini, temo di ritornare come prima
A: Che cosa intende?
P: L’altro ieri, in montagna, pensavo a quanto ero sereno ma anche che la mia vita era un’altra.. questa è la mia vita.. sempre il dovermi affannare a inseguire un benessere che qua non trovo.. non è che poi in montagna sia andata benissimo.. i primi tre giorni ero molto chiuso.. tutti ridevano e scherzavano.. io ero infastidito da queste risa.. poi, oltre ai miei zii e al mio cuginetto c’era pure il mio migliore amico.. ma ero infastidito pure da lui.. lui scia peggio di me e io lo dovevo sempre aspettare.. e io non amo le attese.. il quarto giorno è arrivato un amico di mio zio che scia meglio di me e mi sono messo a sciare con lui.. da allora è andata meglio.. anche con gli altri..

Credo che Marco mi stia comunicando quanto abbia patito l’interruzione e quanta rabbia abbia accumulato nell’attesa della ripresa analitica; altresì credo che mi stia comunicando di come fare aspettare me la settimana scorsa lo abbia risollevato. Propongo una mediazione: recuperare, in via del tutto eccezionale, le tre sedute della settimana precedente effettuando per tre settimane quattro sedute. La comunicazione ha l’effetto di rasserenare Marco che accetta la proposta di buon grado ed esce visibilmente sollevato.

Nelle sedute successive il paziente porta due vissuti: uno idealizzato legato alla conoscenza di una ‘nuova fiamma’, una studentessa spagnola, l’altro estremamente svalutato riguardo l’allenatore di pallanuoto.
P: Ieri mi sono incacchiato con l’allenatore, ha stilato la lista dei giocatori che parteciperanno al prossimo campionato, ma non mi ha messo neanche tra le riserve. Afferma che non m’impegno, non mi alleno.. in quest’ultimo mese mi sono allenato poco, è vero, ma ho avuto gli esami prima, la montagna dopo.. sono uno dei migliori ma questo lui non lo accetta.. ieri allora mi sono allenato per fargli vedere che mi impegno, poi però, quando dovevo palleggiare con gli altri non riuscivo più.. sentivo i suoi occhi addosso, il suo giudizio.. non accetta che si discuta insieme a lui di tattica.. dice che si deve fare come dice lui e basta.. allora ho iniziato a palleggiare male.. a farmi del male.. faccio sempre così.. poi questa sensazione di mancamento.. in questi momenti mi sento sempre mancare le forze.. come se mi spegnessi..

A: Che cosa provava in quel momento?
P: Rabbia, mi faceva arrabbiare questa cosa di essere limitato da una persona ottusa.. e di questo non posso lamentarmi con nessuno! Lui è l’allenatore, il presidente e il capitano della squadra!. Mi ricorda tanto mio padre, anche lui mi dava sempre addosso fino a quando non ho deciso di fare di testa mia.. solo che io ho bisogno di un confronto! Queste sono le mie ossessioni.. mio padre mi diceva sempre come dovevo affrontare le situazioni e questo mi faceva incacchiare, allora facevo di testa mia e sbagliavo.. alla fine dovevo ammettere che aveva ragione.. però le cose me le diceva male.. insultava sempre..
A: Certo che così facendo poi ci si sente insicuri.. mi chiedo se anche qua le sembra che a volte io sia un po’ come quest’allenatore..
P: A volte mi succede che quando lei mi fa vedere le cose da un altro punto di vista io provo a farle.. nella speranza di un cambiamento e invece mi ritrovo sempre nella stessa condizione..
A: A volte può capitare che io tenda a volere entrare in piscina, a tenere troppo palla, a volere imporre la mia tattica. Credo sia importante per noi riuscire a parlare di questo.
P: L’allenatore di quando ero piccolo era anche un po’ psicologo, se c’era qualcosa che non andava mi prendeva da una parte e me lo chiedeva: ‘Qualcosa non va?’.. più grande ho smesso di allenarmi.. le cose sono cambiate.. mio padre si è intromesso troppo nella mia vita.. criticava tutto quello che facevo e come lo facevo.. Il mio intervento crea un’alleanza con il paziente che, al momento, sembra ricercare uno spazio materno accogliente, non riuscendo ancora a tollerare la gestione della rabbia all’interno del nostro rapporto. Nelle sedute successive Marco s’interroga sulla possibilità di tollerare la separazione, di ritrovare in sé degli oggetti vitali.

Incomincia a valutare la possibilità di sdraiarsi sul divano:
P: Ho trascorso un week-end fantastico, sono felice ma già al solo dire questa parola mi agito.. con Elena, la spagnola, và sempre meglio e in questo Flo, il mio amico, mi ha aiutato molto. Venerdì sera eravamo tutti ad una festa e io ero molto agitato perché inizialmente Elena era distante. Flo mi ha rassicurato, consigliandomi di stare calmo, di non prendere le cose così di petto.. poi, sabato, ho trascorso una serata fantastica con Elena, lei mi ha detto che è molto insicura e questa sicurezza gliela devo trasmettere io.. che venerdì le trasmettevo ansia, invece devo stare tranquillo, perché le piaccio molto. Mi ha parlato di sé e le ho dato alcuni consigli che ha gradito. Infine domenica ho avuto la prima partita da allenatore con la mia squadra di ragazzini e abbiamo perfino vinto! Meglio di così.. però mi agito pensando all’Università.. io temo che se mi eccito troppo perdo di vista il fatto che entro Maggio devo dare l’ultimo Esame e consegnare la Tesi di Laurea. Flo, giustamente, mi dice di stare calmo che il tempo lo trovo (guarda il divano).. in questi giorni pensavo di provare a sdraiarmi..
A: Sembra che stia riflettendo sulla possibilità di stare solo anche quando è in compagnia. Sembra che ora questa possibilità sia più pensabile, nonostante la viva con gran difficoltà. Sembra presente in lei molto forte un contrasto, in passato inconciliabile, tra il sentirsi una cosa sola con l’altro o, per contro, sentirsi solo, abbandonato, pieno di cose cattive..
P: Infatti venerdì sera, dopo la festa, a casa, parlavo con Flo sul divano ed ero così stanco che mi addormentavo appena parlava lui.. quando sono andato, da solo, nella mia stanza per dormire invece non riuscivo più a farlo e mi agitavo.. più mi agitavo più mi svegliavo..

Valuto la preoccupazione del paziente a regredire, probabilmente a causa di un Io indebolito dalle pressioni a cui è sottoposto, schiacciato com’è dagli aspetti onnipotenti infantili da un lato e dai divieti di un SuperIo sadico e arcaico dall’altro.
Il rapporto con Elena incomincia a deteriorarsi. La ragazza è ‘vergine’ e sarebbe necessaria una gestione maggiormente ‘attiva’ della situazione:
P: Con Elena.. sono un po’ imbarazzato a parlare di questo (suda).. ci siamo trovati in una situazione d’intimità e lei sembrava proprio che avesse voglia di fare l’amore, allora glielo ho chiesto e subito ha risposto ‘No, ma cosa vai pensando?’. Mi sono sentito sciocco.. Anche per me è una cosa seria e voglio fare l’amore solo quando ci conosceremo meglio e ne saremo convinti, però.. negare una cosa così evidente..

22 Marzo
Domani provo a sdraiarmi sul divano.. con Elena va male.. giovedì sera è venuta da me per vedere un film.. dopo poco l’abbiamo spento e abbiamo iniziato a baciarci.. a toccarci. Due ore di preliminari.. quando io andavo oltre lei diceva di no.. alla fine mi ha chiesto se avevo i preservativi perché si era decisa a farlo ma a quel punto ero io a essere dubbioso.. volevo che lei fosse veramente convinta.. alla fine non abbiamo fatto niente. Il giorno dopo non ci siamo visti e il sabato lei non mi rispondeva al cellulare, quando finalmente ha risposto mi ha detto che vuole rimanere solo amica con me perché io l’agito troppo. Le ho chiesto spiegazioni di questo cambiamento repentino ma non è riuscita a darmele.. la spiegazione sarà che le donne sono tutte uguali.. non nascondo che quando mi ha chiesto i preservativi ho avuto la fantasia che mi stesse prendendo in giro riguardo la sua presunta verginità.. glielo ho pure chiesto e lei a dirmi ‘Guarda che è vero e se lo facciamo te ne accorgerai..’
A: Sembra che sia stato lei a tirarsi indietro al momento del dunque, trasmettendo ad Elena la sua insicurezza.
P: Io potevo anche aspettare.. a me interessa farlo entrambi convinti, non mi interessa scopare tanto per scopare. Io mi sono innamorato del suo modo di essere, così simile al mio.. fissa il vuoto quando è con gli altri, come se preferisse non essere lì.. A: Sembra che s’innamori sempre delle donne che preferiscono essere da un’altra parte; sembra che s’innamori delle loro angosce, come se lei stesso fosse innamorato di un modello forse appreso quando era piccolo, nel rapporto con sua mamma..
P: Ma la mia mamma era sempre con me.. anche quando ero più grande, per attirare la sua attenzione bastava che piangessi e arrivava subito.. sia io sia mio fratello avevamo appreso questa tecnica. Quando Elena, sabato, mi accusava mi sentivo uno stronzo.. come se fossi mio padre..
A: Sembra che siano stati sempre con lei solo gli aspetti angoscianti, passivi di sua madre. Forse la fantasia poteva essere che altri aspetti, più vitali, più attivi erano riservati a suo padre. Mi chiedo se anche qua lei non viva le interruzioni in questa maniera: si sente lasciato solo con le sue angosce, mentre io mi prendo gli aspetti più vitali della nostra relazione e mi diverto.
P: Chissà se il rapporto con Elena è ancora recuperabile…

23 Marzo
(si sdraia) Spero di non addormentarmi.. oggi sono stato da un massaggiatore per una sciatalgia e non ero per niente tranquillo, non riuscivo a rilassarmi.. non mi fidavo.. (seguono alcuni minuti di silenzio) sono sempre agitato.. di notte faccio fatica ad addormentarmi, ho come un diavoletto che rema contro.. appena sto per addormentarmi mi sveglio.. spero qua di riuscire a calmarmi.. Elena dice che non vuole stare con me perché le trasmetto ansia.. con lei ero calmo solo quando stavamo abbracciati nel letto..
A: Il timore sembra essere quello di perdere il controllo sulle cose che ha conquistato, che le appartengono. Come in analisi, durante le interruzioni, il timore sembra essere quello di perdere i suoi aspetti vitali e rimanere solo con quelli angoscianti. P: Ieri ripensavo al rapporto con la mia mamma e mi sono ricordato che quando mia madre andava a fare la spesa, spesso lasciava la macchina parcheggiata male con dentro me e mio fratello.. io piangevo tutto il tempo perché pensavo che non tornasse più.. sapevo che sarebbe tornata ma durante la sua assenza ero comunque disperato
A: Sembra che questo modello ancora permanga e si riattivi in tutti i rapporti affettivi. Sembra che anche con l’allenatore di pallanuoto ha il vissuto di lasciare a lui tutto il fiato conquistato durante gli allenamenti. Qua, come in piscina, il fiato conquistato le appartiene, finita la seduta, le palle le porta via con sé.
P: Però da qualche settimana vivo meglio le interruzioni del weekend.. prima mi sembrava che svanisse tutto, mi sembrava di tornare al punto di partenza..

24 Marzo
Ieri pomeriggio ho scritto una lettera ad Elena e ieri sera mi ha mandato un sms dove mi diceva che voleva chiarire, io guardavo la partita alla tv e le ho risposto che potevamo chiarire alla fine della partita, allora lei mi ha risposto che avremmo chiarito domani perché lei più tardi non sarebbe stata sola.
Io ho subito pensato: ‘Ha un altro!’.. mi ha preso il panico, non sono più riuscito a seguire la partita e ho telefonato ad una mia amica, ha subito capito che ero agitato e mi ha invitato da lei. Elisa mi ha rassicurato mostrandomi i difetti degli altri ragazzi che conosciamo.. io non avevo mai pensato a questo, mi sono sempre visto inferiore e pieno di difetti rispetto agli altri. Sono tornato a casa più tranquillo e prima di andare a letto mi ha telefonato Elena dicendomi che prima non poteva parlare perché era fuori col nostro gruppo.. abbiamo parlato tranquillamente e ci siamo messi d’accordo su quando vederci per chiarire. E’ stato importante avere parlato con Elisa.. però ho sempre bisogno degli altri per essere rassicurato, da solo non ci riesco.
A: Ma lei è qui per riuscire a proseguire il dialogo tra sé e sé anche in assenza delle sedute, più sentirà di riuscire a portare con sé degli aspetti vitali, rassicuranti, più riuscirà in questo
P: (dopo 10 min. di silenzio) vorrei dire alcune cose ma sono sempre le stesse.. c’è una parte di me che vorrebbe condividerle, un’altra che invece vorrebbe fare da sola..
A: Forse quella che vorrebbe fare da sola è arrabbiata del condividere con me sempre le stesse cose..
P: Più che altro questa parte vorrebbe farsi un sonno su questo divano così comodo.. l’allenatore.. fa fare sempre gli stessi esercizi e mi stanca.. (dopo qualche min.) qualche notte fa ho sognato che a Bossi amputavano le gambe.. sarà perché è malato.. lui mi ha sempre fatto pena come persona però adesso da malato è come se lo vivessi estromesso dalla politica perché privato della sua aggressività..
A: Come se gli avessero tagliato il suo ‘celoduro’. Forse le sembra di essere un po’ Bossi che magari in questo momento sta dormendo in un letto d’ospedale. Forse sente che io, come l’allenatore, non le rendo le palle e fatica a riconoscere la rabbia che vive anche nei miei confronti. Prima è svicolato sul significato del silenzio che ha avuto dicendo che il divano la invita a dormire..
P: Penso sempre che le ragazze con cui sto, quando non sono con me è perché stanno vedendo un altro…

25 Marzo
Ieri pomeriggio ho parlato con Elena mi ha detto che non vuole stare con me perché io sono troppo pressante e lei vuole essere serena.. sabato è stata sbrigativa perché aveva paura della mia reazione.. dice che sono troppo aggressivo.. ma io ho solo cercato di essere come lei voleva e tutto quello che do non và mai bene. Per chiudere la giornata in bellezza sono andato agli allenamenti e l’allenatore agli altri ragazzi li faceva allenare tirando in porta, mentre a me mi ha lasciato a palleggiare con i miei ragazzini e alla fine li ho mandati a casa.. poi lui ha organizzato una partitella, ha dato le cuffie a tutti tranne che a me. Io sono rimasto in panchina aspettando che mi dicesse qualcosa e invece mi ha ignorato, come se non esistessi. Questa cosa mi ha ucciso, non so come fare, sono un tipo orgoglioso e non mi va di andare da lui a pietire un posto in squadra.. è sempre così.. dovere subire da persone che considero inferiori: Elena, una bambina confusa e un allenatore coglione. A volte credo che siano gli altri che dovrebbero andare in analisi, non io.. allora faccio bene a non cagare nessuno, ma non posso fare mica l’eremita!
A: Sembra che si stia chiedendo come fare a gestire l’aggressività, per non sentirsi un Bossi castrato. Sembra una questione antica, legata al rapporto con i suoi genitori: una madre che prestava attenzione solo quando chiedeva troppo e un padre che lei non riusciva ad ascoltare perché notava i suoi limiti caratteriali. Del rapporto con questi genitori lei ha bisogno (piange), ma non sa come risolvere questo conflitto.
Qua ci riusciremo, attraverso il percorso analitico, impegnandoci per condividere fra noi le nostre emozioni, anche quelle spiacevoli, passandoci palla.
Sembra che questo forte conflitto con un capofamiglia la porti a vivere la perdita del posto in squadra, la faccia sentire uno sconfitto.
Mi chiedo se il fatto che dalla prossima settimana torneremo a tre sedute la viva come una perdita, come se io le sottraessi una donna e me ne impossessassi.
P: Pensa che debba parlare con l’allenatore.. che debba cercare il dialogo?

Marco proseguirà per un altro paio d’anni la psicoterapia, dopo la laurea cercherà subito un lavoro in zona. Dopo alcuni tentativi non riusciti (o per la scarsa affidabilità della ditta o per sue difficoltà a relazionarsi con i responsabili) in seguito al lavoro analitico troverà un ruolo stabile in una azienda affidabile e conosciuta. In breve tempo si farà apprezzare dal responsabile e gli verrà affidato il settore import-export.
Tale incarico lo porterà sempre più frequentemente a doversi recare all’estero.
La psicoterapia giunge così alla sua naturale conclusione e, di comune accordo, stabiliamo un termine per l’analisi. Ciò si verificherà dopo alcuni mesi. Ci saluteremo con soddisfazione reciproca per il lavoro analitico svolto. Non avrò più sue notizie.

Ps. Per motivi di privacy i dati personali e biografici dei pazienti sono stati modificati

di Maurizio Cottone, lavoro discusso per l’ordinariato ARPAd , Roma, giugno 2010

 

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