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La parola amore esiste – il caso di Asia

La Parola Amore Esiste – Il Caso Di Asia

A giudicare dai suoi discorsi si sarebbe detto che il mondo fosse pieno di gente con qualche amputazione. Asia ne aveva una tale paura da essere diventata al riguardo estremamente attenta e sensibile. Nei primi anni d’analisi non passava settimana che non venisse in seduta profondamente turbata per l’aver visto di persona in televisione qualcuno cui mancasse una gamba, un braccio, un dito. Ma non era per questo che Asia era entrata in analisi, bensì per il fatto che non provava alcuna gioia di vivere, oppressa da penosi sentimenti d’immaturità e insufficenza, aggravati dalla rottura d’ogni rapporto con la sorella maggiore, che per tanti anni era stata la persona che aveva amato di più. Secondo Asia le cose erano andate in questo modo. Essa aveva sopperito alla mancanza d’una madre “sufficentemente buona” aggrappandosi alla sorella che aveva dieci anni piu di lei. Della madre ricorda solo le botte e il non essere mai stata presa in braccio. Del padre ricorda l’attivismo frenetico e la dedizione esclusiva al lavoro. Di entrambi il difficile rapporto, i litigi, la mancanza d’intimita e tenerezza, tanto che parlandone in analisi le sembrerà impossibile che potessero avere una vita sessuale. Quando intorno ai dieci anni vide la sorella fidanzarsi e sposarsi Asia espresse il suo dolore sviluppando una spiccata antipatia per l’uomo che le sottraeva la persona a lei più cara al mondo. Inoltre, a sentire Asia, il cognato si rivelò poco affidabile e certamente la sorella ne fu plagiata. Sta di fatto che alla morte del padre, avvenuta quando lei aveva diciotto anni, il conflitto esplose apertamente sulla questione ereditaria provocando nella famiglia una drammatica contrapposizione: da una parte Asia con la madre e la nonna, dall’altra sua sorella col marito. E’ uno scontro duro, spietato, che porta i contendenti a non avere più contatti se non tramite avvocati. Asia ne è sconvolta, si sente abbandonata, tradita. Rimpiange l’antico legame con la sorella, teme d’averla perduta per sempre. Quando poi questa avrà un incidente d’auto che la renderà invalida, costretta a servirsi di stampelle per camminare, Asia accorrerà alI’ ospedale dove subirà l’umiliazione di essere respinta. In questo contesto di dolore e rabbia Asia inizia l’analisi. E’ una ragazza esile, dalla carnagione pallida, resa ancora più evidente da una folta chioma di capelli rossi. Un accenno di strabismo le conferisce un’aria vagamente enigmatica. Da qualche tempo si e iscritta all’università ma procede a stento. Pur essendo determinata ad andare fino in fondo, trova lo studio molto faticoso. D’altra parte per lei tutto è faticoso, la vita è faticosa e, naturalmente, lo è anche la psicoterapia. Soprattutto perchè Asia non riesce ad abbandonarsi alla seduta con tranquillità e fiducia, sempre preoccupata per quello che dice, di come parla, di ciò che pensa l’analista. Se le capita di sbagliare una parola s’arresta con l’aria di chi è oppresso dalla vergogna. Se si lascia sfuggire un pensiero sgradevole o una “fantasia sporca” si dice certa che io la disprezzi. La preoccupazione per il mio giudizio è costante e spietata. Per quanto caute siano le mie parole, per quanta dolce il mio tono di voce, Asia non può togliersi dalla testa la convinzione di un mio sostanziale rifiuto. Io ho la sensazione d’avere a che fare con una bambina corrucciata ed esigente che, pur assetata d’attenzioni e di coccole, non vuole farsi prendere in braccio. La carenza di holding materna l’ha resa rigida e ipercontrollata. Il clima sessuofobico familiare, i litigi dei genitori, il modello d’una femminilità svalutata, l’hanno resa inibita, incapace d’intimità e d’abbandono. Coi ragazzi ha avuto relazioni superficiali dominate dall’angoscia di subire la “violenza” della penetrazione. Nel corso del tempo si chiarirà che uno dei motivi che spinsero Asia all’ analisi fu la constatazione della sua totale indisponibilità al rapporto sessuale. Solamente dopo tre anni d’analisi Asia riuscirà a liberarsi di una verginità che vive ormai come un peso; pur non raggiungendo l’orgasmo sente di fare dei progressi, di essere meno inibita e angosciata. Ciò s’accompagna anche alla scoperta della mancata accettazione della propria femminilità. Nella fobia delle amputazioni essa deve riconoscere l’espressione inconscia d’una “castrazione” non accettata e non elaborata. Mi rendo conto che con Asia è necessario un grandissimo tatto e sento di dovermi prestare con pazienza a ripetermi nel confermarle la mia accettazione e comprensione, come se non potessi lesinare una sorta di carezza verbale che, al di là delle parole, deve convincerla che non è così spregevole e inaccettabile come pensa. Tuttavia le cose stanno cambiando e capita spesso che in casi analoghi possa limitarmi a dire “lei sa cosa potrei risponderle”.

Quando Asia è ormai alla fine del terzo anno di psicoterapia anche la sorella ne inizia una e ciò indubbiamente favorirà un riavvicinamento che di certo senza la reciproca esperienza analitica non si sarebbe mai potuto verificare. Questo invece avviene e consentirà, nel giro di pochi mesi, di comporre un dissidio che sembrava insanabile. Asia ne è commossa, felice, ma nel contempo si rende conto che le cose non potranno più tornare come prima, anche perché lei è profondamente cambiata, assai più matura e indipendente. Giunge a laurearsi e a trovare un primo lavoro come insegnante elementare. In campo sentimentale, dopo alcune relazioni difficili con altrettanti ragazzi con cui tuttavia si è sentita sempre più libera, da novembre di quest’anno sta con un uomo dal quale, forse per la prima volta nella sua vita, si sente attratta senza riserve. Nei primi approcci si sente spontanea e passionale. Non hanno avuto ancora un rapporto sessuale completo ma Asia, contrariamente ad altre volte è fiduciosa che tutto andrà bene. A questo riguardo ha fatto un sogno piuttosto significativo : “Ho un rapporto sessuale con Giampiero, io sono eccitata e felice, a un certo punto con sorpresa vedo il suo pene che sembra uscire da sotto le mie gambe, guardo meglio e penso che quel pene potrebbe essere il mio”. Dalle associazioni e dal contesto diviene chiaro che essa, priva in quanta donna del pene, può tuttavia “riottenerlo” attraverso il rapporto sessuale col partner e di ciò ne è contenta e si sente appagata. La mia interpretazione le sembra convincente e in accordo col vissuto delle ultime settimane in cui, frequentando Giampiero, per la prima volta si è sentita libera, spontanea, quasi “un’altra persona”. Nel contempo anche la relazione analitica e divenuta più sciolta e affettiva. Asia con me è assai meno timorosa e diffidente, compaiono segni di gratitudine e un’insolita disponibilità a sdrammatizzare le difficoltà della vita e a scherzarci sopra, sente che ormai ha imboccato la fase conclusiva della psicoterapia, il cui termine pertanto è stato fissato concordemente.

Ps. Per motivi di privacy i dati personali e biografici dei pazienti sono stati modificati

Maurizio Cottone

 

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